L’ascensore, una seduta di psicanalisi tutta in salendo. Non è solo un mezzo di trasporto ma un’esperienza sociale compressa tra specchi, pulsanti e silenzi imbarazzanti. Un ascensore è una capsula del tempo in cui l’umanità viene distillata nella sua forma più pura: sguardi bassi, micro tosse e una corsa disperata del dito per schiacciare “Chiudi porte” prima che arrivi l’inquilino del quinto. Dalle carrucole di Leonardo al grattacielo. Chi l’avrebbe mai detto che la storia dell’ascensore cominciasse con qualche fune, una carrucola e… tanta buona volontà? Ma il vero colpo di genio teatrale fu il deus ex machina: non proprio un ascensore moderno, ma quasi un “elevatore divino” che calava in scena gli dei dall’alto durante le tragedie, risolvendo trame complicate con un colpo di scena meccanico.
Poi arriva il Rinascimento e, come sempre, c’è Leonardo da Vinci a metterci lo zampino. Il vero salto di qualità, però, arriva nel 1853 con Elisha Otis, che ha inventato il freno di sicurezza per ascensori. Da quel momento gli ascensori iniziano a spopolare nei palazzi. Oggi, grazie a innumerevoli innovazioni, gli ascensori non sono più solo scatole metalliche che ti portano su e giù ma dei veri e propri salotti verticali, eleganti e intelligenti, capaci di adattarsi a qualsiasi edificio.
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